lunedì 27 giugno 2011

Sonetto ai giorni nostri


Nonostante il tempo che a noi si aggiunge
Nonostante i baci che ci siamo dati
Siamo diventati degli sconosciuti
Anche se vicini, ci siamo allontanati.

Anche se la voglia di baciarti ancora
O il dire una parola che il silenzio rompe
Son presenti in me, ma non so che fare
Poiché la paura di ferirti è forte.

Non ho più un gesto per rassicurarti
Non ho più parole per accontentarti
Anche il mio sì ormai è contendente

Se non posso più che farti male
Forse è meglio il tutto surrogare
Col silenzio, eterno confidente.
(Originale in italiano. Hipolito Perone 27/06/2011)

domenica 26 giugno 2011

Le mie parole

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As minhas palavras 

Non troverete se cercate
Il perché di quello che scrivo
Accontentatevi di quello che potete capire
Dalle mie parole.
Parole che mi disturbano
Al loro arrivo
Non rispettando il luogo o l’orario.
I miei detti sono sentimenti e verità
E non hanno una forma concreta.
Non si sottomettono alla denotazione o alla connotazione.
Non esiste una sintassi che possa giustificarli
O che possa analizzarli.
Le mie parole non si dividono
In morfi e morfemi,
Semi e semantemi oppure
Foni e fonemi.
La mia lingua
È semplicemente viva,
Presente nel passato e nel futuro
Affermando, negando, questionando, spiegando
E rimarrà così
Fino alla fine dei tempi.
(Poesia del livro "Do fundo dos meus olhos", Hipolito Perone, Brasile 2003, tradotta in italiano)

lunedì 20 giugno 2011

A chiacchierare col silenzio

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De papo com o silêncio 

Oggi non mi sento bene
Sembro troppo normale
Faccio degli scarabocchi
Ma niente raccolgo
Non riesco a sorridere
Non riesco a piangere
Desidero tante cose
Che non posso abbracciare
Provo a parlare con Dio
Come una radio che parla
Da sola.
Ma anche qui trovo un po’ di pace.
Diverse sensazioni
Mi toccano.
Vedo tante immagini
Non chiaramente definite.
Mio cuore si gonfia
Ma io non piango
Né sorrido.
D’un tratto, fisso lo sguardo
Su due passanti;
Due anziani
Diversi uno dall’altro.
Uno che sorride, allegro
A canticchiare una canzone accattivante
Con un libro in mano.
L’altro invece, malinconico
Claudicante, affaticato
Brontolando qualcosa.
Ed ecco che, allo stesso tempo
Loro si girano verso di me
E mi dicono in coro:
<Ti stiamo aspettando.>
Mi spavento ancora di più
Quando vedo che loro due hanno il mio proprio viso.
Chiudo gli occhi per un attimo.

Apro gli occhi e  mi ritrovo a casa
Con una penna in mano
E un foglio davanti.
Sul foglio c’è scritto:
<Bada ai tuoi passi
Tieni strette le tue gambe
Perché dovunque vai
Tu scrivi la tua storia
Crea il tuo destino
Non si può camminare con le gambe degli altri
Pensa sempre prima
Affinché la tua scelta
Sia quella migliore>.
(Poesia del livro "Do fundo dos meus olhos", Hipolito Perone, Brasile 2003, tradotta in italiano)

mercoledì 8 giugno 2011

Erba cattiva

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Erva daninha 

Ci sono in aria
Impurità malefiche
Provenienti dalla proliferazione
Di parole taglienti
Che seminano discordie
Nell’ambito mortale
Navigando su onde nere
Spegnendo le luci dei sogni
Che brillano nel petto
Dell’imputato.
Oh mondo insolente
Dove c’è tanta gente
Che sono piante del male.
Coloro che coltivano il verde
Si contaminano
O sono colpiti
Poiché respirare è necessario
Anche se dolente.
Un giorno, però
Questi verranno raccolti
Quegli altri, invece
Saranno il cibo dei porci.
(Poesia del livro "Do fundo dos meus olhos", Hipolito Perone, Brasile 2003, tradotta in italiano)

L'ascensione al nirvana

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Na escalada ao nirvana 

Le strade si intralciano
Sembrano presentarci la via giusta
Per il nostro sogno
Inseguito da tante lune.
La confusione si origina
Sulla nostra testa
Che crede di aver trovato
L’utopia terrestre.
Tutto è quello che sembra essere
Se così lo riteniamo vero.
Credere è necessario,
Ma credenze vane
Soltanto ci dopano,
Alterando la realtà.
Abbiamo poco tempo
Per tanti desideri
Felicità, felice età,
Compagnia, discendenza
Oltre ai beni,
Effetti del capitalismo
Tocca a noi, dunque, degustare
Ogni goccia del giorno
Come si non avessimo pagato
Il conto,
Risparmiando sempre un po’
Per un razionamento futuro.
(Poesia del livro "Do fundo dos meus olhos", Hipolito Perone, Brasile 2003, tradotta in italiano)

martedì 7 giugno 2011

L'isola

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A ilha 

Alti sono i muri
Che le isole umane
Costruiscono in torno a loro
Impossibilitando sempre di più
A chiunque
Di vedere il loro interiore
Restando isolate e psicotiche
Dentro una battaglia individuale
Ove combattono anche con loro stesse
A favorire un mondo
Ripieno di lamenti,
Dove l’intera umanità
È un arcipelago;
La moneta legale
È l’egoismo variabile
Conforme ogni personale avarizia.

E tutti “vivono”
Ognuno per sé
Ad incolpare gli altri.

Ma ci sarà un giorno
In cui questi muri diventeranno immensi
E l’oscurità coprirà l’arcipelago.
L’afflizione dominerà ogni abitante
Che, terrorizzato dal suo proprio campo di difesa,
Proverà a scappare
Per trovare rifugio in un’altra isola.

Ma, ad aprire i cancelli,
Vedrà solo l’immensità del mare
E la distanza fra le isole.
Sarà così disperato
Che si lancerà in acqua
E nuoterà con tutte le sue forze
Le sue bracciate saranno così violente
Che strapperanno le sue unghie
Tutta la sua forza non sarà sufficiente;
Dai suoi occhi
Scenderanno lacrime di sangue
E l’acqua salata gli invaderà i polmoni.
Egli inizierà ad affondare.
Il suo sangue attrarrà i piranha
Che gli squarceranno la pelle.
Egli vedrà la morte davanti a sé
E non potrà far niente per evitarla.
Si accorgerà, infine
Degli errori commessi
E si pentirà
Di non aver costruito dei ponti
Al posto di muri torreggianti.
(Poesia del livro "Do fundo dos meus olhos", Hipolito Perone, Brasile 2003, tradotta in italiano)

venerdì 3 giugno 2011

Io

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Io sono colui che gira
Nella bocca del mondo.
Bocche immonde e false
Che mi parlano e mi stravolgono
Sputando via.
Non ho un forma specifica.
Sono l’inconfutabile sentimento,
Inspiegabile, indicibile,
Un misto di pazzia
E ragionevolezza.
Purezza
Bellezza
Che tanti non percepiscono
Veramente.
Sono la tenerezza, l’affetto,
l’unione, la solidarietà,
l’amicizia
E tante altre virtù.
Colui che mi impiega
Pensando in sé stesso,
Non troverà così
La mia essenza.
Sono la risposta a tante domande
Che vagano
Fin dai primordi.
La soluzione
A tanti problemi.
Ecco che ogni giorno
Io busso alla porta
Di ognuno di voi, a cercarvi.
Quando finalmente
Mi aprirete quella porta,
E mi accetterete,
Così come io sono,
E mi coltiverete
A favore degli altri,
E non di voi stessi,
Voi sentirete,
Sulla vostra pelle,
Il vero tocco di Dio,
Da quel giorno in poi io,
l’Amore,
Farò felice ognuno di voi,

Immensamente felice.
(Poesia del livro "Do fundo dos meus olhos", Hipolito Perone, Brasile 2003, tradotta in italiano)