lunedì 20 giugno 2011

A chiacchierare col silenzio

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De papo com o silêncio 

Oggi non mi sento bene
Sembro troppo normale
Faccio degli scarabocchi
Ma niente raccolgo
Non riesco a sorridere
Non riesco a piangere
Desidero tante cose
Che non posso abbracciare
Provo a parlare con Dio
Come una radio che parla
Da sola.
Ma anche qui trovo un po’ di pace.
Diverse sensazioni
Mi toccano.
Vedo tante immagini
Non chiaramente definite.
Mio cuore si gonfia
Ma io non piango
Né sorrido.
D’un tratto, fisso lo sguardo
Su due passanti;
Due anziani
Diversi uno dall’altro.
Uno che sorride, allegro
A canticchiare una canzone accattivante
Con un libro in mano.
L’altro invece, malinconico
Claudicante, affaticato
Brontolando qualcosa.
Ed ecco che, allo stesso tempo
Loro si girano verso di me
E mi dicono in coro:
<Ti stiamo aspettando.>
Mi spavento ancora di più
Quando vedo che loro due hanno il mio proprio viso.
Chiudo gli occhi per un attimo.

Apro gli occhi e  mi ritrovo a casa
Con una penna in mano
E un foglio davanti.
Sul foglio c’è scritto:
<Bada ai tuoi passi
Tieni strette le tue gambe
Perché dovunque vai
Tu scrivi la tua storia
Crea il tuo destino
Non si può camminare con le gambe degli altri
Pensa sempre prima
Affinché la tua scelta
Sia quella migliore>.
(Poesia del livro "Do fundo dos meus olhos", Hipolito Perone, Brasile 2003, tradotta in italiano)

1 commento:

Giuseppe Romeo ha detto...

Oggi con la mente meno ingombrata, rispetto agli altri giorni, dei "mille pensieri" sotto torchio, ho davvero assaporato questa ultima pubblicazione poetica più di quelle precedenti, trovate ugualmente sature del talento del giovane autore. Ammirato dalla scorrevole e gradevole traduzione poetica tanto calzante con la vita umana,sono stato preso da una piacevole sensazione di doveroso compiacimento verso un giovane di 24 anni, come quelli che aveva l'autore al momento della sua produzione poetica, dimostratosi tanto capace di sapere esporre all'esterno del suo animo e della sua mente condivisibili sensazioni giovanili, distinguendosi, così, tra la moltitudine mondiale dei suoi coetanei che non stanno soltanto a guardare ma anche a riflettere sul modo di imboccare al meglio la strada da prendere, sapientemente messo in luce nella parte finale della poesia. BRAVO, BRAVO, BRAVO.