martedì 7 giugno 2011

L'isola

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A ilha 

Alti sono i muri
Che le isole umane
Costruiscono in torno a loro
Impossibilitando sempre di più
A chiunque
Di vedere il loro interiore
Restando isolate e psicotiche
Dentro una battaglia individuale
Ove combattono anche con loro stesse
A favorire un mondo
Ripieno di lamenti,
Dove l’intera umanità
È un arcipelago;
La moneta legale
È l’egoismo variabile
Conforme ogni personale avarizia.

E tutti “vivono”
Ognuno per sé
Ad incolpare gli altri.

Ma ci sarà un giorno
In cui questi muri diventeranno immensi
E l’oscurità coprirà l’arcipelago.
L’afflizione dominerà ogni abitante
Che, terrorizzato dal suo proprio campo di difesa,
Proverà a scappare
Per trovare rifugio in un’altra isola.

Ma, ad aprire i cancelli,
Vedrà solo l’immensità del mare
E la distanza fra le isole.
Sarà così disperato
Che si lancerà in acqua
E nuoterà con tutte le sue forze
Le sue bracciate saranno così violente
Che strapperanno le sue unghie
Tutta la sua forza non sarà sufficiente;
Dai suoi occhi
Scenderanno lacrime di sangue
E l’acqua salata gli invaderà i polmoni.
Egli inizierà ad affondare.
Il suo sangue attrarrà i piranha
Che gli squarceranno la pelle.
Egli vedrà la morte davanti a sé
E non potrà far niente per evitarla.
Si accorgerà, infine
Degli errori commessi
E si pentirà
Di non aver costruito dei ponti
Al posto di muri torreggianti.
(Poesia del livro "Do fundo dos meus olhos", Hipolito Perone, Brasile 2003, tradotta in italiano)

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