lunedì 6 aprile 2015

Amari ricordi di un’infanzia col velo

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Amargas lembranças de uma infância com véu

Ecco che il mio viso lo nascondo
Perché lo stesso può essere il tuo proprio viso
O quello di lui o di lei
O magari il viso di noi tutti
Che abbiamo scelto di essere soltanto una voce
Che parla di un silenzio del passato
Che è lì vicino ricordando il tempo
Quando tacere era essere al sicuro,
In un mondo dove la sicurezza non esiste,
Neanche dentro casa,
Neanche nel cuore,
Neanche nel silenzio,
Sia notte o sia giorno.
Dove un parlare non ha valore né credibilità
E alimentano dubbi che durano eternamente
<Non credono o sono complici, corrotti?>
Oggi è la mia mente adulta a chiedere così
Non quella del tempo della mia innocenza
Quell’innocenza obbligata a conoscere il tradimento
Senza sapere nemmeno cosa esso significasse
E che è rimasta in silenzio…
<Paura o trauma?>
Oggi credo che sia stato qualcosa di più: vergogna
Magari è la parola più adeguata
Vergogna del soggetto, dell’azione e dell’oggetto.
<Sarà mai una normale azione dell’essere umano?>
Una risposta positiva genera ancora più vergogna.
Infine esiste colui il quale è più vergognoso: l’autore,
Il traditore perverso, tale quale un predatore.
Soggetto immondo e senza scrupoli
Che non è capace di essere più forte della sua propria natura animale
Un impotente.
Riesce ad ingannare, tradire
Usare la sua forza istintiva,
Sia fisica o mentale,
Per raggiungere il suo obiettivo,
Non importandosene dei sentimenti altrui.

Siamo esseri egoistici e possessivi,
Oggi lo posso percepire.
Lottiamo continuamente contro la parte animale
Che ognuno porta dentro di sé.
Ma è, tuttavia, questa stessa lotta
Che ci trasforma ogni volta di più
In esseri razionali,
Poiché è l’esercizio del ragionamento
E il dominio dei nostri desideri
Che ci tornano veramente razionali.
Oggi so che essere eccessivamente emotivo o istintivo
Non giova ad una buona convivenza in mezzo ai nostri simili.
Essendo così,
essere razionale viene ad essere, pertanto,
La capacità di ponderare il nostro lato emotivo con quello istintivo,
acquisendo, poi, un equilibrio nell’interagire con quelli della nostra specie.
E come possiamo considerare razionale colui che non riesce a controllare i suoi istinti,
rimanendo a disposizioni dei suoi desideri,
E commettendo la violazione di quello che è puro, poiché privo di conoscenza,
Causando pertanto una serie di confusioni mentali che possono generare traumi
Che possono rimanere per tutta la vita di questo essere ancora innocente?
I piccoli crescono e acquisiscono la conoscenza
Le immagini non vanno via.
Il puzzle viene completato.
Tutto si torna più chiaro nel buio di quei ricordi.
Io sono cresciuto e tanti come me sono cresciuti pure
E abbiamo potuto capire tutto ciò che è accaduto.
Sono pochi coloro che riescono a parlare,
come già detto prima: è vergognoso
e allo stesso tempo ferisce, fa male.
Stranamente, oggi fa più male di prima
Magari perché prima non riuscivo a capire,
Ora so cosa vuol dire.
Prima avevo paura, ma oggi no,
Però le parole se vengono dette oggi
Forse saranno uguali a quelle che non ho mai detto: senza valore.
Non cambierà quello che è successo.
La vergogna, invece,
Continua la stessa di prima.
Una volta per me le persone avevano solo i loro nomi
Oggi so che c’è di più
So che le persone possono essere identificate
Tramite dati personali
Sistematicamente catalogati
Mas ciò che loro sono dentro veramente,
Il carattere di ciascun di loro,
Questo non ha identità.
Un assassino, un maniaco, uno psicopatico, un pedofilo o uno stupratore
Non ha un documento di riconoscimento
E non si nota affatto, con molta certezza, dal suo viso o dai suoi gesti.
Può essere uno qualsiasi accanto a noi,
Al lavoro, a scuola, sul pullman, per strada, in chiesa
E ancora peggio,
Dentro la nostra propria casa.
Sia da viali immondi e storti
O dal più bello paesaggio
La coscienza si fa sempre viva,
È un’inevitabile capacità dell’essere umano.
Alcuni possono giudicare il mio silenzio
O sentirsi colpevoli per il loro silenzio
Molti possono dire che non si sarebbero mai taciuti
Ma basta uno sguardo con un poco in più di attenzione in torno a noi
E troveremo un’infinità di fatti che nemmeno ci manifestiamo
Facciamo uso soltanto del nostro così adorabile diritto di rimanere zitti
Anche quando si tratta di manifestarsi
A favore dei nostri propri diritti e interessi
Sia al lavoro, a scuola, sul pullman, per strada, in chiesa
E ancora peggio,
Dentro la nostra propria casa.
La frase si ripete, così come si ripete il ciclo della vita
E come si ripetono le azioni degli esseri umani
E le conseguenze di queste azioni
Un poco in più di attenzioni, un semplice gesto,
Sarebbe già tanto per cambiare il corso della vita di tanti.
Un poco in più di attenzione
Sia al lavoro, a scuola, sul pullman, per strada, in chiesa
E meglio ancora,
Dentro la nostra propria casa.
Wagney Hipolito 01.04.2015